home page


Questa è una sezione dei sito che da voce ai soci:
chi ha qualcosa da comunicare che può interessare il gruppo, o vuole condividere qualche riflessione, o...,
ci mandi un' e-mail  (ilufdelpizolda@ambiente.voli.bs.it)
che faremo il possibile per pubblicarlo.

++++++
'
I Luf sono un po' afoni'..., non parlano dal 2007!!!

++++++
21-08-2007

Invio in allegato : Frammenti di : "Frammenti... per una ricerca di letteratura storico-alpinistica"-frasi celebri di alpinisti e letterati.
Un saluto a tutti, Elio Simoncini

ricerca letteralp + biografie

++++++
Riceviamo dal CAI Cedegolo: ‘Ciao fausto, ti mando con molto anticipo lo scritto per il 5 agosto per le 60 cime, lo so che voi avete la camminata, ma se qualcuno volesse fare una cima..... ti mando anche il logo....’



60 CIME PER I SESSANT’ANNI
 DEL CAI CEDEGOLO-VALLECAMONICA
“BATTISTINO BONALI”


Nel momento in cui festeggiamo i primi 60 anni di vita, il Consiglio Direttivo del Cai Cedegolo lancia ai propri iscritti la seguente proposta: domenica 5 agosto, i soci della Sezione saliranno 60 vette delle nostre montagne più importanti. La scelta del giorno non è stata casuale. È prossima al triste anniversario della scomparsa di Battistino e Giandomenico. Noi, in questo modo, intendiamo tenerli vicini e condividere col pensiero un momento di gioia.
Benché il 5 agosto sia una data ancora molto lontana, il progetto è già un successo e i nostri soci hanno già prenotato le loro personali 60 cime. Ecco allora che abbiamo pensato di estendere questo invito non solo ai soci della nostra Sezione, ma a tutti coloro che vorranno parteciparvi. Sarà un ideale abbraccio tra di noi e con le nostre Montagne che, partendo dalla Valle Camonica, vuole arrivare molto lontano… Quali le cime possibili? Direi tutte dal Monte Bianco in giù (…non abbiamo la pretesa di salire anche oltre il Bianco…) Un momento che abbiamo pensato sarebbe bello rendere più concreto anche con un divertente gioco di specchi.
Chi fosse interessato all’iniziativa può segnalare la propria adesione o quella della propria Sezione, chiamando la nostra sede al numero 0364-630139 (il giovedì dalle ore 20.00 alle ore 22.00, il fax è lo stesso numero ed è sempre acceso, mail: info@caicedegolo.it) oppure contattando Paolo Turetti 0364-331199 o Enrico Casalini 3395931289. Il 5 agosto, poi sarebbe bello ricevere una vostra fotografia e un sms con i vostri nomi, la cima salita e chiaramente con l’augurio…

Buon Compleanno Cai Cedegolo!



++++++
Pubblichiamo un altro intervento scritto per il secondo numero dei ‘Quaderni dei Luf’, anno 2004, mai realizzato per carenza di contributi...

QUALI RESPONSABILITA’ NELL’ACCOMPAGNAMENTO IN MONTAGNA

Premessa: E’ abbastanza arduo riuscire ad esporre in modo chiaro, preciso e succinto un argomento riguardante norme giuridiche. Io farò del mio meglio! Il mio intento è quello di dare un’informazione adeguata a chi di noi , a turno, si trova  capo-gita.
“Solitario in montagna è sinonimo di eccezionale, al di fuori dei limiti di prudenza”. E’ bene andare in montagna accompagnati, non solo per condividere un’esperienza tra amici, ma anche disporre di un possibile soccorso in caso di aiuto. Dal legislatore  l’accompagnamento è definita come attività con la quale un soggetto (accompagnatore) professionalmente o per spirito  associazionistico o per amicizia o cortesia, si unisce ad  uno o più persone (accompagnati) accettando espressamente o tacitamente, di offrire loro collaborazione e protezione al fine di consentire al meglio lo svolgimento della gita, investendosi l’accompagnatore di un potere direttivo cui corrisponda la subordinazione di chi viene accompagnato. Così viene limitato il rischio per gli accompagnati con l’effetto di determinare il sorgere di una proporzionale responsabilità. Come si vede si tratta di una definizione estremamente articolata, dalla quale è bene evidenziare che la responsabilità può derivare non solo dalle forme di accompagnamento professionale ma anche da quelle  volontarie – senza compenso.
Gratuito non significa esente da responsabilità.
Il legislatore ha regolato in modo diretto la figura dell’accompagnatore professionale (guide alpine con compenso), mentre  ha delegato al C.A.I. la disciplina dell’attività degli accompagnatori che si classificano: 1) volontari qualificati -ossia istruttori C.A.I. ai quali è richisesto dall’art. 4/5/7 “la capacità di condurre un gruppo” -“ la conoscenza delle tecniche di sicurezza e soccorso” - “la prestazione volontaria e gratuita del servizio ; 2) non qualificati – ossia i capogita – gli accompagnatori occasionali  per amicizia – i compagni di cordata o d’escursione.
Non approfondiamo l’aspetto delle guide professionali, che non ci interessa direttamente,  analizziamo invece  la figura del capogita proprio perchè anche noi spesso ci troviamo investiti in tale ruolo.
Il capogita ha il compito di coordinare, organizzare l’attività e curarne la pratica attuazione. La valutazione delle sue effettive capacità ed esperienze non è il frutto della frequenza di corsi specifici, bensì di un giudizio interno all’associazione,  che individua sì i più esperti e capaci ma relativamente al livello dei propri iscritti. Ne consegue che non si potranno attribuire a tale figura le potenzialità e capacità uniformi o contare  su una presunzione di affidabilità analoga a quella  degli accompagnatori qualificati del CAI. L’accompagnatore dispone del potere di effettuare delle scelte, le più opportune,  riguardo agli aspetti tecnici e secondo i canoni della diligenza e prudenza. Da parte sua l’accompagnato ha il preciso dovere in via preventiva di informare del livello delle proprie capacità e conoscenze tecniche, deve adeguare il suo comportamento alle indicazioni di chi lo guida, in caso contrario si assumerà in proprio le conseguenze della propria insubordinazione. Il caso del capogita, essendoci la gratuità (altrimenti si cadrebbe nell’esercizio abusivo di professione) rientra tra le prestazioni di mera cortesia e non fa sorgere rapporti contrattuali perché manca l’elemento della patrimonialità. Quindi la responsabilità non troverà la propria fonte nel contratto, ma si definirà extracontrattuale e troverà fonte nel generale principio di non arrecare danno ad alcuno (neminem laedere). Chiariamo che il senso di responsabilità non è un concetto giuridico, ma significa avere coscienza dell’impegno assunto e volontà di svolgerlo utilizzando al meglio il bagaglio delle proprie potenzialità tecniche e psicologiche. Nel caso nostro di capogita possono essere  violate norme civili quindi la sanzione consisterà nel risarcimento del danno prodotto ed il danneggiato deve provare la colpa del danneggiante. Come può essere valutata la colpa? Si parla di dolo quando il danno è stato intenzionalmente previsto e voluto (coscienza e volontà). Nel caso di colpa il danno è avvenuto senza l’intenzione del soggetto pur essendo a lui riconducibile per violazione di diligenza, prudenza ecc. Per non incorrere in un’ipotesi di colpa generica  l’accompagnatore deve osservare : regole di diligenza (per evitare di provocare ad altri un danno ingiusto) regole di prudenza  e regole di  perizia  (osservanza di particolari tecnici per certe attività). Minor rigore viene posto  nel valutare la colpa in considerazione della gratuità della prestazione. Quindi ciò deve indurre a minor aspettative e quindi maggior diligenza dell’accompagnato e non già minor attenzione a cura dell’accompagnatore. La generale tendenza è quella per cui ciascun alpinista od escursionista sa di assumere ed assume un grado di responsabilità che non trasferisce o non intende trasferire su chi lo accompagna. Affinché sussista un illecito civile è necessario un comportamento attivo in violazione delle regole, ma anche l’inerzia, il non agire o l’omissione  può talvolta costituire la causa o la concausa dell’evento dannoso. L’art 40 comma 2cp dice “...non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale  a cagionarlo”. Nel definire meglio l’aspetto complesso della responsabilità nell’accompagnamento in montagna è da considerare anche la possibilità di “concorso tra cause naturali non imputabili e cause umane imputabili”. Infatti sia al fine di valutare la sussistenza della colpa, sia per verificare  se il nesso di casualità risulti interrotto, è alla prevedibilità (o imprevedibilità) e alla evitabilità dell’evento che si fa abituale riferimento. Vi sono pure situazioni che limitano la responsabilità sino ad escluderla:  il caso fortuito o la forza maggiore, l’aver agito in stato di necessità, il concorso di colpa del danneggiato, la presenza di una clausola di esonero della responsabilità. Analizzando le pur scarse pronunzie giurisdizionali si può vedere come la sentenza segue un iter logico alla ricerca della sussistenza o meno degli elementi costitutivi l’atto illecito. L’assenza di anche uno solo di  tali elementi vale ad escludere  la responsabilità dell’accompagnatore. Responsabilità in senso giuridico, nel caso di guide professionali, si riferisce all’obbligo posto a carico di un soggetto di sottostare alla sanzione prevista dall’ordinamento quale conseguenza di un comportamento contrario al diritto (antigiuridico). Diverse possono essere le sanzioni: penali (pena detentiva) - amministrative (multe, revoca) – civili (risarcire i danni). L’ obbligo risarcitorio in ambito contrattuale ha una portata diversa, l’art 1225 cc limita il risarcimento  ai soli danni prevedibili al tempo in cui si è sorto l’obbligo e sarà il debitore a dimostrare che quanto è  accaduto è dipeso  da cause a lui non imputabili (art. 1218 c).
Alla base dell’imputabilità della pena deve  esserci la capacità di intendere e volere al momento del fatto. La responsabilità penale deve accertare la presenza di una condotta commissiva  od omissiva o concausa dell’evento lesione o morte. Difronte ad una lesione od in casi estremi alla  morte non si può automaticamente ipotizzare responsabilità penale. E’ sempre necessaria una puntuale ricostruzione: 1) dei comportamenti tenuti dai soggetti-causa dell’evento dannoso,  della riconducibilità o meno di quest’ultimo alla condotta dell’uno piuttosto che all’altro o di entrambi. 2) dell’assenza dei limiti di responsabilità (forza maggioreo caso fortuito) 3) all’assenza di cause di giustificazione (aver agito in caso di necessità). Solo dopo aver accertato questi punti è possibile esprimere un giudizio di responsabilità con le relative conseguenze  sanzionatorie.
Il soccorso è un dovere generale, grava su chiunque. Se durante una gita si interviene a favore di qualcuno che versa in stato di bisogno, la collaborazione va protratta sino all’intervento del soccorso. Anche nel caso di un accompagnatore che ha già in custodia un suo gruppo e sarebbe illogico obbligarlo ad abbandonare chi gli si è affidato per portare soccorso ad altri, l’art.17 puntualizza “… per necessità di soccorso verso altri in pericolo a condizione di non compromettere la sicurezza dei propri clienti”.
Ma a quale condotta ci si deve uniformare perchè non si possano ascrivere elementi di colpa e quindi di responsabilità? C’è un’assenza di norme specifiche in argomento, comunque si fa riferimento a regole consuetudinarie tratte dall’esperienza: 1) la scelta dell’itinerario (è la guida che fissa il n° dei partecipanti in base alla sua capacità di sorveglianza, in base alla difficoltà della gita, della sua lunghezza ed in base alle capacità dei clienti; 2) la preparazione dell’uscita: prudenza, vigilanza ed umiltà  perché in montagna la presenza di rischi non può essere elusa. L’attrezzatura deve essere adeguata, affidabile e verificata periodicamente. Sempre pronto il materiale di pronto soccorso. Fondamentale è il rapporto accompagnatore-accompagnato e viceversa: la guida deve dare assistenza necessaria, fare attenzione ai bimbi, in caso d’incidente deve informare il posto più vicino; d’altra parte  l’accompagnato deve ascoltare, uniformarsi. La decisione  di interrompere una gita deve essere presa di comune accordo, comunque la guida ha l’ultima parola.
ANZI, nel nostro gruppo è il  PRESIDENTE CHE HA L’ULTIMA PAROLA!!! (Fausto ti autorizzo a tagliare l’ultima frase)
Ciao M.Rosa.


Scarica l'intervento in formato .pdf

++++++

Il giorno 06/apr/07, alle ore 13:19, <alfredofiume@alice.it> <alfredofiume@alice.it> ha scritto:

Cari Luf,
ho trovato per caso il vostro bel sito, e vi scrivo per complimentarmi con voi, non solo per il sito, ma
per le vostre attività e per quello che mi sembra il vostro "spirito".
Conosco la vostra zona da più di trent'anni, e il Piz Olda e il Pian della Regina sono tra le cime che
ho conosciuto per prime, quando un mio zio mi insegnava che cosa voleva dire andare in montagna.
Da allora ne ho fatta di ... strada, e di sentieri, anche se non sono mai stato un vero alpinista:
ho qualche rudimento e qualche modestissimaesperienza di arrampicata, sci e ghiaccio, ma fondamentalmente
sono un fifone e i tratti un po' difficili mi fanno paura, ancora di più adesso che ho la responsabilità
di una famiglia (tre figli).
Comunque ho visto che le vostre proposte sono molto varie e adatte a tutti i gusti.
Recentemente sono anche diventato conproprietario di una casetta, che è più che altro una tana,
nella grande metropoli di Zazza, quindi potrò essere in zona più frequentemente e forse deciderò
di associarmi.
Ho satampato le descrizioni dei vostr4i due sentieri: a proposito del 115, il terzo tratto è proprio
molto esposto e impegnativo oppure sono avvisi che scrivete per precauzione soprattutto pensando
ai bambini?

Colgo l'occasione per augurarvi buona Pasqua
e vi faccio di nuovo i complimenti
 
Alfredo Fiume
(Gussago)

Grazie dei complimenti, che fanno sempre piacere...

Per quanto riguarda il terzo tratto del Sentiero 115, i tratti che possono presentare dei problemi in realtà sono due:
uno l'attraversamento di un torrente nel caso di molta acqua, da effettuarsi il più a monte possibile, e due, subito dopo,
l'attraversamento di un canale esposto dove a volte il sentiero è esiguo per dilavamento del suolo. Con un po' di attenzione e
qualche precauzione sono difficoltà non insormontabili anche per escursionisti non proprio espertissimi.

Contraccambiamo volentieri gli auguri di Buona Pasqua, e se qualche volta vorrai essere dei nostri
non hai che da chiamarci...


++++++


26 marzo 2207

Ciao Fausto e Luf:

Il Tuo Amico Carlo Elio ha pensato che ti potesse piacere la seguente Poesia trovata su PoeticHouse.com e ha voluto inviartela.


Andar per monti
(Data: 2003-01-14 03:45:26)
Argomento: Paesaggi e anima

Per leggere la Poesia clicca qui: http://www.poetichouse.com/modules.php?name=News&file=article&sid=16836

Puoi leggere Poesie interessanti su PoeticHouse.com - Il Portale dei Poeti e della Poesia
http://www.poetichouse.com


++++++


Pubblichiamo un intervento scritto per il secondo numero dei ‘Quaderni dei Luf’, anno 2004, mai realizzato per carenza di contributi...

DOVE VADO DOMENICA?

È finalmente arrivata la primavera. La neve da me tanto odiata si sta sciogliendo piano piano, lasciando i sentieri di montagna liberi e transitabili senza avere il terrore di scivolare che sempre mi prende quando con il gruppo vado a fare qualche piccola gita invernale. Alcuni fiori riescono già a sbucare e fare capolino tra il fogliame che li ha protetti dal rigido clima invernale, si comincia a sentire il tepore del sole e la luce del cielo è cambiata. Finito il grigio e nebbioso inverno, adesso le giornate si preannunciano serene e il cielo è azzurro e terso come da noi è difficile vedere. Le gite in programma, come da copione, cominciano dalle meno impegnative per poi arrivare, a luglio-agosto, a quelle destinate a chi in montagna vuole andare seriamente. Le prossime uscite sono dunque per i “tranquilli” come me, che non amano faticare troppo. Lo zaino è lì, pronto come gli scarponi a riprendere la strada e la piscina frequentata quest’inverno mi ha permesso di restare in forma. Ma allora perché questo tentennamento davanti al telefono per chiamare il capo-gita e iscrivermi all’uscita di domenica? Gli amici mi hanno detto che anche loro parteciperanno, chi con più energia, chi reduce da un lungo letargo, ma ci saranno tutti, entusiasti all’idea di ritrovarci poi in cima a consumare il nostro pranzo al sacco e ammirare il panorama. Mi chiedo ancora: cos’è che mi frena? Sospiro, chiudo gli occhi… Eccolo, è lui, IL MARE. Eh sì, per quanto io ami percorrere i sentieri montani in compagnia degli amici, ammirare il panorama, la vegetazione, gli animali che ci capita di incontrare sui sentieri, la mia vera passione è per il mare. Ciò che provo è una sensazione strana da spiegare. È come se davanti al mare tutte le tensioni, le incazzature, le preoccupazioni si sollevassero, portate via dalle onde, e lasciassero spazio ad un immensa pace, che riesce a penetrare nel mio profondo io. È vero che per noi camuni è più fattibile decidere di passare una domenica in montagna piuttosto che al mare: la distanza è molto inferiore, quindi la razionalità ha sempre la meglio sul sogno. MA DOMENICA NO! Ho preso la mia decisione: vado al mare. In Liguria, tra Genova e La Spezia, ci sono un sacco di posti belli, e in 3,30 h ci si arriva. Niente montagna quindi. Un po’ mi sento in colpa e mi dispiace non vedere gli amici, poi mi dico che alla mia anima farà bene. Non è forse vero che, parafrasando Hesse “in ogni viaggio è racchiusa una magia che ci protegge e ci aiuta a vivere”? Eccomi in viaggio, la radio mi tiene compagnia, mi fermo ad un autogrill per un caffè e mi sento strana a viaggiare da sola, però è importante anche imparare a stare con sé stessi. È come quando in montagna cominci la salita con il gruppo e poi piano - piano vieni distaccata e resti da sola a proseguire il cammino. All’inizio senti solo il vuoto intorno a te, poi tutto assume una dimensione nuova. Cominci a VEDERE e non solo GUARDARE ciò che ti circonda. Al naso arrivano profumi che non riuscivi a cogliere in compagnia. Senti la voce dei tuoi pensieri e a volte arrivi alla risoluzione dei problemi. I ciottoli sotto ai piedi rotolano via, calciati dagli scarponi. I suoni della natura ti fanno da colonna sonora… Proseguo, ed ecco che si intravede il mare dall’autostrada, decido quindi di uscire e percorrere un tratto di costa fino a quando un paese non mi ispirerà alla sosta. Che bella questa riviera! Il blu del mare, il verde della vegetazione e i colori pastello delle case, ecco, mi fermo! Camogli. Trovo il parcheggio e mi dirigo verso il centro e quindi la spiaggia. L’odore di salmastro mi viene incontro, respiro a pieni polmoni, paga di tanta bellezza. Il rumore della risacca è distensivo e se ancora non mi ero resa conto di essere davvero qui, ora CI SONO! Trovo uno scoglio, spoglio le scarpe, le calze, tolgo il libro che mi sono portata come compagnia e mi dispongo a gustami la giornata. MA NON RIESCO A LEGGERE! Il rumore del mare, il richiamo dei gabbiani, il cielo azzurro, gli spruzzi d’acqua…tutto richiama la mia attenzione, mi chiede di non pensare a niente e lasciarmi conquistare.

“ABBANDONARSI AL MARE,
AL GRANDE MARE SCONFINATO
CHE A TUTTO E’ INDIFFERENTE
È TUTTO CANCELLA,
CHE NELLA PROPRIA INDIFFERENZA TUTTO PERDONA.
ANTICHISSIMO.
IRRESPONSABILE.
I.
CAPACE DI RENDERE L’UOMO LIBERO
ATTRAVERSO LA SUA INUMANITÀ.”

Le parole di PAR LAGERKVIST mi sorgono alle labbra, e qui, davanti a questa enorme distesa blu, riesco a comprenderle come prima non mi è stato possibile. In montagna, quando arrivi finalmente in cima, l’orizzonte si allarga a perdita d’occhio e si resta magnetizzati da tanta bellezza. Aver fatto fatica per arrivare lì, in quel momento, è niente in confronto all’intima sensazione di conquista che ti pervade. Conquista della montagna, sì ,ma soprattutto di tè stessa. Vinti i  timori di non farcela, vinta la tentazione di mollare perché la vetta ti sembrava irraggiungibile, ADESSO SEI LI’… Ritorno a questo panorama, mi alzo ed entro in acqua con i piedi, è ancora un po’ presto per fare una nuotata  ma almeno così ho stabilito un contatto con “lui”. La campana rintocca e la poca gente che passeggia sul lungo mare si dirada,  è l’ora del pranzo. Non mi va di rinchiudermi in un ristorante. È come quando in montagna sei davanti ad un bel panorama e vai al rifugio a mangiare piuttosto che organizzarti con un panino da gustare all’aria aperta, è impensabile! Per gustare appieno le sensazioni che ti dà la natura, devi assaporarla al massimo, approfittando di quel che ti viene offerto, per cui continuo il mio eremitico rimirare fino a che il freddo della sera incipiente non si fa sentire. Non mi ero resa conto che fosse passato così tanto tempo! GRAZIE MARE! Adesso posso riprendere la via di casa, un po’ a malincuore, ma oggi ho constatato che non sei così irraggiungibile come credevo; 4 ore di strada e poi altre 4 per rientrare valgono tutte le sensazioni che mi hai dato oggi. Questo è quello che io chiamo essere VIAGGIATORI piuttosto che VIAGGIANTI: capire il significato di un viaggio e coglierne la sua essenza più profonda piuttosto che viaggiare per andare in un posto e venirvi via senza aver trattenuto niente. Grazie ancora. Sulla strada verso casa, carica di tanta serenità, penso agli amici. Chissà com’è andata la loro giornata? Mi dispiace essermi persa la gita in montagna, ma so che, grazie al fatto di essere amici, loro trasmetteranno a me quello che hanno visto e le sensazioni provate, così come io farò con loro. Ci sembrerà perciò di aver vissuto due gite. Questo è il bello dell’amicizia: farti sentire partecipe anche quando non ci sei, e magari la prossima volta riuscirò a convincere qualcuno di loro ad accompagnarmi, perché è certo, diserterò ancora la montagna per tornare qui. Vivere oggi questi parallelismi mi è servito a capire che è sbagliato dire preferisco il mare alla montagna. Il mare ha per me innegabilmente una marcia in più, ma le sensazioni che si provano davanti ad un panorama ad alta quota, o quelle che si sentono di fronte alla distesa blu dove lo sguardo si perde all’orizzonte, sono entrambe da vivere . È stata una giornata fantastica, come sempre, quando ascoltiamo i nostri stati d’animo e li possiamo assecondare, riusciamo ad essere felici.
                                                                                                       Monica

Scarica l'intervento in formato .pdf


Torna alla pagina principale
alcune notizie sul gruppo
programma 2010
teatro 2009/2010
prossime uscite
i nostri sentieri
la tana dei Luf
per contattarci
scheda di adesione
cosa c'è di interessante a Berzo Demo