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Il ‘Sentiero Nord’, segnavia 115,
è un ampio itinerario ad anello sul versante Nord del Monte
Elto, in ambienti naturali molto particolari, con notevoli colpi
d’occhio su paesaggi suggestivi.
Realizzato dai Luf del Piz Olda, questo sentiero permette
all’escursionista evoluto di immergersi in un vasto territorio che
presenta aspetti ambientali assai diversificati, da quelli più
antropizzati del primo tratto, alle aree praticamente selvagge di buona
parte del secondo e soprattutto del terzo tratto, quando il sentiero si
‘immerge’ nel versante destro orografico della Val Paisco.
Per chi è amante della natura percorrere questo sentiero
sarà certamente un’esperienza molto bella ed appagante.
PARTENZA E ARRIVO: Chiesetta di San Zenone a Demo di Berzo Demo
QUOTA DI PARTENZA: Mt. 450 slm circa
QUOTA PIÙ ALTA: MT. 1.450 slm circa
DISLIVELLO: MT. 1.000 circa
ORE DI PERCORRENZA: 7,00 ore in media per il giro completo
COMUNI INTERESSATI: Berzo Demo, Sellero, Capo di Ponte.
Nella descrizione che segue il percorso sarà suddiviso in tre
tratti, percorribili ognuno indipendentemente dagli altri poiché
intersecano strade carreggiabili con cui si può tornare a valle.
Il sentiero è facile nel primo tratto; un po’ più
impegnativo nel secondo, anche se non presenta particolari
difficoltà alpinistiche; mentre il terzo tratto presenta
passaggi esposti da percorrere con prudenza. Il giro completo del
sentiero è pertanto consigliato a escursionisti esperti. La
percorrenza del terzo tratto è inoltre sconsigliata ai bambini,
se non sotto stretta sorveglianza di escursionisti esperti (è
utile portarsi imbragatura e cordino per assicurarli nei tratti
più esposti).
Primo tratto:
Chiesetta di S. Zenone (mt. 450) - Baita Tambione (mt. 1.342)
Tempo medio di percorrenza ore 2,30
L’itinerario prende il via nei pressi della Chiesetta di San Zenone, si
attraversa un vecchio ponte sull’Oglio e la ferrovia e si segue una
stradina sterrata che sale e volge in breve verso Sellero (Est). La si
abbandona dopo poche centinaia di metri imboccando una strada per
trattori che sale in direzione Sud e che si trasforma poi in sentiero,
in un bosco a prevalenza prima di castagni e betulle, poi di roverelle.
Nel
sottobosco possiamo notare l’erica e il brugo, lamponi e mirtilli,
ciclamini e anemoni. Dopo ampie giravolte, si perviene ad una dorsale
che costeggia sulla sinistra orografica il Torrente delle Fratte.
Qui si attraversa un bel bosco ceduo, con la presenza del sorbo, che in
autunno spicca con i suoi frutti rossi. E fanno capolino anche le prime
conifere, accompagnate nel sottobosco dalla saxifraga cuneiforme e
dalla polygala. Si incontra quindi una strada carreggiabile e la si
segue per un tratto, per imboccare poi una mulattiera che si diparte da
una curva sulla sinistra orografica della strada. Qui i noccioli
formano una volta sopra il sentiero e gli anemoni in fiore colorano di
bianco il sottobosco, ma presto lasciano il posto ai rododendri e ai
ginepri che si accompagnano ai boschi misti di larici, abeti rossi e
betulle. Questa mulattiera taglia per un lungo tratto il versante della
montagna in direzione Ovest e si porta sotto la località
Tambione (ripetitori televisivi), che si raggiunge abbandonando la
mulattiera attraverso un sentiero di raccordo e dei grandi prati umidi.
Da Tambione c’è una bellissima vista sulla Val Saviore e le sue
montagne, il Gruppo del Tredenus e il Pizzo Badile Camuno.
Secondo tratto:
Località Tambione (mt. 1.342) - Centrale di Paisco (mt. 797)
Tempo medio di percorrenza ore 2,30
Da Tambione per una strada, proveniente da Sellero e percorribile con
fuoristrada, si raggiunge Malga Piana Paghera. Questo tratto è
in comune con il sentiero segnavia 159 che da Novelle di Sellero sale
al Monte Elto e va al Passo Campelli. Poco oltre la malga si lascia la strada che sale e il
segnavia 159 e si percorre un’altra strada pianeggiante in direzione
Ovest per poi abbandonarla per imboccare il sentiero che scende. Da
notare in questo tratto il bel bosco di abeti bianchi, non molto
diffusi in Valcamonica. Ora il tracciato sale e scende seguendo i
numerosi intagli dei torrenti, toccando angolini veramente suggestivi,
come quando si passa nei pressi di una cascatella molto bella, o il
sentiero corre tra due torrenti in un bosco di aceri, con il sottobosco
ricco di dentaria . Giunti a Malga Plaberta, ormai diroccata e
circondata da alte ortiche e vecchi sambuchi, si scende ulteriormente
in modo più deciso e si raggiunge la Centrale di Paisco. Da qui
è possibile raggiungere in circa 20 minuti l’abitato di Paisco,
per una strada carrozzabile.
Terzo tratto:
Centrale di Paisco (mt. 797) - Chiesetta di San Zenone (mt. 450)
Tempo medio di percorrenza ore 2,00
Dalla Centrale di Paisco, con andamento sostanzialmente pianeggiante,
si segue il sentiero che accompagna il canale che porta l’acqua
dell’Allione dalla centrale di Paisco alla Vasca La Fratta, che
alimenta la condotta della centralina di Forno d’Allione. Questa
è la parte più selvaggia e suggestiva del nostro
itinerario, dove il sentiero corre lungo il versante che precipita
ripido sul torrente che scorre sul fondovalle: le incisioni dei
torrenti nel fianco della montagna sono molto profonde, l’acqua scorre
in abbondanza, creando numerose cascate spettacolari, i boschi e la
vegetazione sono lussureggianti. Da segnalare agli inizi del tratto una singolare scala
scavata nella roccia. Inoltre, risalendo brevemente il torrente
più grosso che incontriamo troviamo l’imbocco di una miniera e i
resti di una stradina molto aerea che collegava numerose ‘aial’
(piazzole dove veniva prodotto il carbone). Poco dopo il torrente
troviamo una ricca popolazione di aglio ursino.
Attenzione in particolare all’attraversamento di questo torrente, da
effettuarsi nel tratto più a monte possibile, e ad un passaggio
successivo piuttosto delicato su un canalone.
Raggiunta la vasca, si scende nelle vicinanze della condotta forzata,
fino a poco prima di un ponticello che l’attraversa, per poi
allontanarci verso Est e raggiungere la stradina che, proveniente da
Forno Allione, ci riporterà alla chiesetta di San Zenone,
chiudendo in questo modo il nostro giro ad anello.
"Il Fò de le Calchere"
Lungo il
sentiero, tra Malga Piana Paghera e Malga Plaberta, proprio in mezzo al
sentiero incontriamo un vecchio faggio, il “Fò de le Calchere”.
È un albero secolare, che evoca nel viandante immagini di boschi
fatati. Il tempo e gli uomini hanno lasciato i lori segni sul suo
tronco massiccio e bitorzoluto: difatti il primo ne ha spezzato i rami
e lo stà scavando dentro, mentre il secondo gli ha riempito il
tronco di iniziali di nomi e disegni, ma lui continua a essere un
rifugio per gli uccelli e un testimone solitario del tempo che scorre.
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