|
Questo sentiero, realizzato recuperando
antichi tracciati e collegandoli per creare un itinerario ad anello, si
snoda in interessanti ambienti naturali ed è di notevole
interesse paesaggistico. Il sentiero non presenta difficoltà di
carattere alpinistico. Se lo si percorre con dei bambini si consiglia
di tenerli sorvegliati nel ripido tratto prima di giungere all'antecima
del Piz Olda (può essere utile portarsi un cordino). Si
consiglia anche, vista la carenza di acqua, di riempirsi la borraccia
alla sorgente nei pressi di Malga Olda di Berzo. La sorgente successiva
si troverà solo al ritorno, a Malga Aret.
I tempi medi di percorrenza partendo da Berzo sono di ore 5,25
all'andata e di ore 3 al ritorno. Con partenza dalla
località Loa i tempi medi di percorrenza sono di ore 4,30
all’andata e 2,30 al ritorno. Per chi non volesse percorrere tutto il
sentiero, ci sono delle varianti che ne abbreviano il percorso; si
incrociano inoltre, lungo il cammino, altri sentieri segnalati di cui
diamo notizia nel testo.
Primo tratto
Berzo (mt. 840) - Loa (mt. 1.176) - Tempo di percorrenza: ore O,55
Il sentiero prende il via nel punto più alto di Berzo, al
termine di Via Pineta. Si percorre l'antica stradina che in passato
serviva per la monticazione del bestiame e per le altre attività
di montagna. Ci si
alza dolcemente tra gli ultimi castagni, con in basso i tetti
dell'abitato di Berzo e a monte, dopo una zona occupata da grossi massi
precipitati dalle irte rupi sovrastanti, una fascia di larici che
sembra proteggere il paese da eventuali distacchi di altri massi.
Giunti nei pressi della edicola votiva di Rampù, si imbocca la
mulattiera militare che sale dal fondovalle, immergendoci nel tenero
verde del lariceto e dei soffici muschi, punteggiati dai ciclamini,
camminando all'ombra fino a raggiungere un dosso battuto dal vento. Da
notare in questo tratto di bosco i danni causati da periodici incendi.
Si raggiunge poi il Poggio della Croce, l'Osservatorio e quindi la
torbiera La Goia e Loa, nei pressi del Ristoro Alpini Loa (aperto nella
bella stagione).
La località Loa si può raggiungere comodamente anche in
automobile attraverso una strada sterrata (6 km circa); si accede a
questa strada dalla provinciale che sale a Cevo poco dopo l'abitato di
Monte, frazione di Berzo Demo. Questa carreggiabile, che in inverno se
innevata si presta ad essere utilizzata come pista per sci di fondo,
è fiancheggiata da boschi di castagni e betulle e da numerose
cascine. In alcuni tratti si può godere di una bellissima vista
sulla media Valcamonica.
Secondo tratto:
Loa (mt. 1.176) - Malga Olda di Berzo (mt. 1.659) - Tempo di
percorrenza: ore 1,30
Dalla località Loa, si prosegue brevemente sulla strada in
direzione Malga Olda, per poi imboccare una stradina che inizia
all'altezza delle ultime cascine.
Qui inizia anche il Sentiero delle Formiche, variante 114D, che in
questo tratto è in comune con il sentiero 114, finché si
dirama non molto oltre la Busa del Luf e raggiunge, con andamento
pianeggiante, la strada che sale alla Malga Olda all’altezza della ‘Al
dei lögn’, dove sorge la ’Tana dei Luf’, una struttura in legno in
uso al gruppo. Da qui seguendo la strada in discesa si ritorna alla
Torbiera Goia-Loa. Tempo di percorrenza totale ore 1,10 circa. Il
sentiero, che come il precedente attraversa una vecchia pecceta,
è caratterizzato da numerosi acervi di Formica sp., da cui il
nome.
Dopo aver attraversato una folta pecceta, la stradina si trasforma in
un sentiero, che prosegue snodandosi tra gli arbusti e gli abeti che
stanno occupando un’ampia radura (‘Busa del Luf’).
A metà radura una serie di frecce indicano un’altro itinerario,
oltre quello per Malga Olda, che porta al Ristoro Alpini Palam
Palé (ore 0,10), e, seguendo il sentiero a ritroso, fino a Monte
(ore 1,00); qui è anche il punto di arrivo al ritorno del
sentiero che stiamo descrivendo, che volendo si può percorrere
anche nel senso contrario a quello da noi proposto. Giunti oltre
la radura, si prosegue per un vecchio sentiero usato dai montanari,
nonché, nei tempi passati, dai carbonai, la cui attività
è testimoniata dalla presenza di numerose ‘aial’ (piccoli
spiazzi dove si produceva il carbone di legna).
In località ‘Al Termen’ (mt. 1.530 circa) incontriamo la
variante 114C, che mantenendosi sostanzialmente alla stessa quota,
attraversa la vecchia pecceta e raggiunge in ore 0,45 le Malghe
Andovaia (mt. 1523), dove interseca nuovamente il il sentiero 114 sulla
via del ritorno. La variante permette di effettuare una escursione ad
anello di alcune ore in mezzo ad un caratteristico bosco di abeti
rossi, inframmezzato da punti panoramici molto belli su questo tratto
di Valcamonica.
Il sentiero in questo tratto attraversa un bel bosco di abeti rossi (da
notare numerosi acervi di Formica sp.), con una significativa presenza
di ontano minore, seguito, nei pressi dei prati di Olda, da boschi di
larici.
Attraversati i pascoli di Olda, bagnati dalle copiose acque della
sorgente che alimenta l'acquedotto di Berzo Demo, abbandoniamo la
strada su cui ci siamo da poco immessi (che porta a Malga Olda di
Garda) e, affrontando l'ultimo tratto, giungiamo a Malga Olda di Berzo.
Chi non vuole raggiungere il Piz Olda, può ricollegarsi
all'ultimo tratto del sentiero percorrendo la variante 114A che da
Malga Olda di Berzo porta a Malga Aret (ore 0,45).
Terzo tratto:
Malga Olda di Berzo (mt. 1.659) - Piz Olda (mt. 2.516) - Tempo di
percorrenza: ore 3,00.
Lasciata la malga, tuttora utilizzata, si prosegue tra gli abeti, fino
ad incontrare i resti di una mulattiera che, in breve, ci porta sul
crinale spartiacque con la Val Malga di Sonico. Qui il sentiero corre
sulla linea di confine con il Comune di Sonico. Procediamo ora in un
ambiente incantato, tra vecchi larici, rari sorbi e un sottobosco
ricoperto da rigogliosi rododendri, mirtilli e lamponi. Superato il bosco, il nostro
sguardo non trova più ostacoli e può spaziare su monti e
valli, anticipo dello spettacolo che si troverà in vetta.
Siamo ora sul Piz Olda, spettacolare terrazza sulla Valcamonica e il
Gruppo dell'Adamello, il Bernina e mille altri paesaggi. Lo sguardo
giunge lontano.
Dal Piz Olda si può raggiungere in 30-40 minuti, seguendo la
variante 114B che percorre la cresta spartiacque con la Val Malga, la
vicina vetta del Pian della Regina (mt. 2.628), con la sua
caratteristica cima pianeggiante, dove giungono anche i sentieri CAI n.
93 e 85, provenienti rispettivamente dai paesi di Cevo e Saviore
dell'Adamello.
Quarto tratto:
Piz Olda (mt. 2.516) - Berzo (mt. 840) - Tempo di percorrenza: ore 3,00.
Ha ora inizio il ritorno verso Berzo lungo il versante Sud-Sud Ovest.
Dalla vetta del Piz Olda ci si riporta all'antecima, poche decine di
metri più in basso, e ci si abbassa costeggiando la cresta che
sembra scendere lunghissima a perdita d'occhio in direzione Sud-Ovest,
lasciandosi alle spalle i vasti pendii ricoperti di isiga, punteggiati
da mille fiori colorati. Lungo questo tratto si gode sempre di
un'ottima vista. In questo tratto intersechiamo i resti della strada
militare costruita durante la Grande Guerra e che giungeva
sull’antecima del Piz Olda.
Quando la cresta si allarga in una piana, incontriamo nuovamente la
vegetazione arborea e in breve ci portiamo a Malga Aret (dove
incontriamo anche la variante 114A per Malga Olda di Berzo). Da qui si
discende attraverso boschi e radure fino alle cascine dell' Andovaia
dove ritroviamo la strada militare.
Poco prima di giungere all'Andovaia, si incontra una interessante opera
di drenaggio del terreno realizzata con canalizzazioni in cemento,
seguita più in basso da grosse briglie.
All'Andovaia incrociamo il sentiero CAI n. 113, realizzato dai ‘Ragn de
la Masocula’ di Cevo, che parte dalla Pineta di Cevo e vi fa ritorno
passando per i Fienili Musna.
Qui arriva anche il 114C che abbiamo incrociato all’andata tra la Busa
del Luf e Malga Olda. Dall'Andovaia il sentiero segue la strada
militare fino sopra la Busa del Luf, che si raggiunge poi attraverso i
resti di un'altra mulattiera militare; si percorre quindi l'ultimo
tratto, comune con l'andata, fino a Berzo.
Nei dintorni delle località Poggio della Croce - La Goia sono
stati segnalati alcuni brevi percorsi senza numero segnavia che
permettono di visitare alcuni manufatti
militari della Grande Guerra (fortificazioni, gallerie, piazzole
contraerea, …) e un sito di incisioni
rupestri di varie epoche (losanghe, alfabeto nord-etrusco,
palafitte, …). Inoltre, sempre in queste località, il Parco
dell’Adamello ha allestito un Percorso Geomorfologico.
La millenaria azione dei ghiacciai…
Le rocce affioranti sono costituite quasi esclusivamente da micascisti
gneissici e paragneiss a due miche, appartenenti alla formazione degli
Scisti di Edolo, intrusi, salendo al Piz Olda, da filoni di porfirite
non più larghi di un metro (colore verde scuro). La morfologia
dell'area è fortemente caratterizzata dall'azione glaciale. Il
ripiano di Loa è spesso coperto da una coltre di depositi
glaciali (morene), nelle quali spiccano grossi blocchi di tonalite;
dove il substrato affiora le superfici rocciose appaiono ben levigate
dall'esarazione (azione erosiva dei ghiacciai) e mostrano strie e
solchi glaciali. Un cordone morenico laterale, ben evidente, ha creato
uno sbarramento dando origine a un laghetto di contatto ora
parzialmente interrato ed occupato da una torbiera (‘La Goia’ ).
La conca di Malga Olda è stata sede in passato di un circo
glaciale sospeso. Anche qui il substrato roccioso è coperto da
una coltre di depositi morenici. Attualmente la conca è sede di
fenomeni valanghivi (‘Vanduler’).Un'altra conca sede di un circo
glaciale sospeso è compresa tra il Piz Olda e il Pian della
Regina, sul versante della Valsaviore. In questa conca si può
ancora riconoscere l'andamento dei cordoni morenici che bordavano le
lingue glaciali ora scomparse. Dalla sommità del Piz Olda,
guardando la Punta di Val Rossa, in direzione NE, in corrispondenza di
un canalone si può osservare il contatto tra gli scisti del
basamento a Ovest (di colore grigio-rosso) e la tonalite dell'Adamello
a Est (di colore grigio). Fabio
Gli animali che possiamo incontrare
Le zone boscose, la prateria alpina e le impervie pareti rocciose
offrono una variegata gamma di habitat.
Alla partenza del sentiero, in località Loa, vi è
un’interessante torbiera alpina chiamata ‘La Goia’; essa ospita il
Tritone crestato, una specie di anfibio poco noto e ormai in via di
estinzione nell’area. Durante
il periodo riproduttivo il maschio, per attirare la simpatia della
femmina, si impossessa di un nuovo ‘look’ indossando una grossa cresta
dentellata, lunga quanto il dorso, che sfoggia danzandole attorno.
Nelle ore calde sui massi scaldati dal sole troviamo alcuni
rappresentanti dei rettili intenti a termoregolarsi: la vipera aspis,
il marasso, il colubro liscio, la lucertola vivipara. Tra questi solo
le prime due specie possono essere pericolose, ma ricordate che solo se
molestate rispondono morsicando per difesa.
Sono veramente tante le specie di uccelli, fra quelle stanziali e
quelle di passo, che animano il cielo di questa zona. Il ruolo di
regina spetta all’aquila reale che dopo un periodo di assenza sembra
essersi reinsediata sul Piz Olda, dove trova un ricovero protetto e
inaccessibile per deporre le sue due uova. Nel sottobosco in primavera
il gallo cedrone e il gallo forcello effettuano le danze del
corteggiamento ed il loro canto è udibile a centinaia di metri.
Non manca la pernice bianca e tra le pietraie si incontra la coturnice.
Fra i mammiferi di grossa taglia si possono avvistare, particolarmente
all’alba e al tramonto, i caprioli e i cervi; a quote più
elevate, i camosci. L’ambiente circostante al sentiero, caratterizzato
dall’alternarsi di fitti boschi a radure e praterie, offre a questi
ungulati un habitat particolarmente favorevole, ricco di validi rifugi
e di importanti riserve alimentari. Ciononostante le loro popolazioni
sono molto esigue.
La marmotta, al di sopra dei 2000 m, è l’animale numericamente
più rappresentativo di quella fauna minore che comprende
l’ermellino, la donnola, la faina e la martora. Questi mustelidi, per
le loro abitudini notturne sono difficilmente osservabili. Infine non
ci si può di certo dimenticare della volpe, dei simpatici
scoiattoli e delle furbe lepri. Se saremo fortunati, prudenti e
pazienti, non abbandoneremo questi luoghi senza aver fatto un incontro
emozionante che ricorderemo con simpatia e, perché no, con
orgoglio.
Antonella e Giovanna
|